Dino Gassani, una sala in Consiglio Regionale per ricordarlo

Intitolare la sala multimediale del Consiglio Regionale della Campania alla memoria di Dino Gassani, avvocato penalista vittima della camorra, per questo insignito della medaglia d’oro al valor civile dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nonché per due mandati rappresentante del Movimento Sociale Italiano in seno all’assemblea regionale.

La proposta, nata su iniziativa del presidente del Centro Nazionale Sportivo Fiamma Antonio Arzillo, è stata illustrata questa mattina nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso la sede del Consiglio Regionale, cui hanno preso parte il figlio della vittima avv. Luigi Gassani, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Michele Schiano e l’onorevole Andrea Del Mastro Delle Vedove, presidente della Giunta per le Autorizzazioni della Camera dei Deputati.

Ad illustrare le motivazioni alla base dell’iniziativa è stato Antonio Arzillo: “La figura di Gassani – dice – è un esempio non solo di validissimo professionista, di uomo pronto a morire pur di difendere i valori in cui crede, ma soprattutto un esempio di buona politica, tanto più necessario in un momento con quello attuale, in cui l’opinione pubblica guarda con sospetto alla politica ed alle istituzioni. La sua scelta di non cedere alle pressioni della camorra, pur consapevole del rischio che stava correndo, ne fa uno dei protagonisti della lotta alla criminalità organizzata, un modello da proporre ai giovani, per questo nei prossimi mesi grazie anche al supporto dell’associazione ex consiglieri regionali avvieremo una serie di iniziative oltre alla pubblicazione di un opuscolo”.

Il profilo istituzionale del penalista salernitano è stato, invece, evidenziato da Michele Schiano, secondo cui “la figura di Dino Gassani non è solo patrimonio della nostra comunità, ma merita di essere ricordata anche sotto il profilo più strettamente politico, avendo ricoperto il ruolo di consigliere regionale nel decennio 1970 – ’80, ovvero in quello che può essere considerato il momento costituente dell’attuale assetto del regionalismo italiano. È per questo motivo che il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia sosterrà con convinzione la proposta di intitolare alla sua memoria un’aula del Consiglio Regionale”.

“Coltivare la memoria di Dino Gassani – ha sottolineato Andrea Del Mastro Delle Vedove – non è un culto passatista, pur meritato, piuttosto un modo per restituire questa memoria non ad una parte politica, bensì all’intera popolazione: in un mondo di falsi miti Dino Gassani rappresenta una bellissima ed intensa risposta alla criminalità organizzata. Solo un gigante come lui avrebbe potuto scrivere, al cospetto dei suoi assassini, la frase “non posso perdere la mia dignità”. Segno di una scelta di vita vissuta con coerenza fino alle estreme conseguenze”.

Alla conferenza stampa di questa mattina ha presenziato anche Luciano Schifone dirigente missino nonché consigliere regionale nel 1980. “Ho un antico ma lucido ricordo di Dino Gassani – ha detto Schifone -, che per la sua prorompente personalità non passava inosservato e che per noi giovani missini dell’epoca costituiva un riferimento politico. A Salerno poi era considerato un autentico mito per la sua forza morale e la coerenza del suo pensiero e delle sue posizioni. Oratore carismatico di primo ordine era famoso per i suoi comizi in tutta la provincia affollatissimi in tutti i comuni che batteva uno ad uno nelle sue leggendarie campagne elettorali. Eguale passione e rigore morale nella professione dove viveva i valori dell’avvocatura in modo quasi religioso. Sacro il diritto alla difesa di tutti i cittadini. Questo senso del dovere collegato alla dignità personale era la cifra del suo stile di vita, che lo portò ad affrontare anche i peggiori malavitosi fino al sacrificio estremo per non piegare la propria dignità di uomo e di avvocato. Un orgoglio per la Destra campana, esempio per i giovani e per tutti coloro che non intendono arrendersi alla camorra ed al malaffare”.

A decretare la condanna a morte di Dino Gassani, freddato da due colpi di pistola insieme al suo segretario il 27 marzo del 1981, fu Raffaele Catapano, esponente di primo piano della Nco di Raffaele Cutolo. Il penalista salernitano era colpevole, agli occhi dei boss, di non aver voluto rinunciare alla difesa di Biagio Garzione, destinato a diventare il primo collaboratore di giustizia italiano, le cui dichiarazioni si rivelarono determinanti per infliggere durissimi colpi ai gruppi della criminalità organizzata del vesuviano.